Beati populi extra Italiam
Leggere i giornali, ascoltare le radio e guardare i telegiornali, che diligentemente ci stanno raccontando come e quanto gli esponenti del PDL si stanno battendo per evitare la decadenza da senatore del loro capo-padrone, ci fa provare un sentimento di forte invidia per tutti quei paesi dove i governanti si dimettono dalle loro cariche per aver copiato una tesi o per aver pagato in nero una baby sitter.
Mentre oggi – 9 settembre 2013 – dopo un mese e otto giorni da una sentenza della Corte Suprema del nostro Paese si dibatte se un pregiudicato per reati fiscali sia degno di sedere in Parlamento, in forza dell’enorme consenso popolare di cui ancora gode, non possono non tornare alla mente le vicende dell’ex Presidente della Repubblica Federale Tedesca, Christian Wulff, che si dimise due anni fa per ottenuto un mutuo a tasso agevolato al 4% per acquistare un appartamento del valore di mezzo milione di euro e per altri favori ottenuti, fra cui una vacanza gratis pagata da imprenditori!
In Italia i senatori hanno spesso mutui al di sotto dell’1%!
Dopo due anni, qualche giorno fa, la competente corte tedesca ha ridotto le accuse a un generico favoritismo, lasciando cadere le accuse iniziali di corruzione.
In Inghilterra abbiamo avuto ministri e membri di parlamento che si sono dimessi per non aver pagato i contributi alle loro baby sitter ed è di non molto tempo fa che in Germania vi fu la dimissione di un ministro per aver copiato la tesi di dottorato.
In Italia sono 40 giorni che si discute di come garantire l’agibilità politica, versione moderna per dire impunità, a un uomo che ha ideato, organizzato e goduto di un’immensa frode fiscale, colpita soltanto marginalmente per avvenuta prescrizione, peraltro con i termini di quest’ultima ridotta attraverso interventi legislativi della sua stessa maggioranza politica.
Si parla della possibile costituzionalità di una legge, la Severino, che la stessa identica maggioranza di oggi ha votato nove mesi fa senza sollevare alcun vizio di incostituzionalità. Si pretende che un organo parlamentare, la Giunta per le elezioni del Senato, sollevi innanzi alla Corte Costituzionale quesito di incostituzionalità sulla stessa legge, quando basterebbe – ove fosse ritenuto necessario – fare una bella legge interpretativa della stessa, dato che è il Parlamento ad essere investito del Potere Legislativo.
In qualunque altro Paese del mondo cosiddetto civile un leader politico, pur sentendosi vittima di un complotto mondiale, si ritirerebbe a vita privata, vergognandosi per la macchia sulla propria carriera.
Se poi aggiungiamo che quest’uomo ha beneficiato di una corruzione di giudici per appropriarsi della maggiore azienda editoriale italiana, ha legiferato per impedire che venisse condannato per aver falsificato i bilanci, ha chiesto e ottenuto la protezione dell’organizzazione criminale Cosa Nostra attraverso un suo amico, anziché rivolgersi allo Stato italiano, allora non si può proprio far a meno di guardare non invidia coloro che hanno la normalità di una classe politica che fa un errore e va a casa!
In un paese serio Silvio Berlusconi verrebbe cacciato via dal suo stesso partito, non otterrebbe nemmeno i voti del suo quartiere e sarebbe il popolo sovrano a consegnarlo politicamente alla Storia.
In Italia invece, nonostante tutte le evidenze, vuoi per il predominio sull’informazione, vuoi per l’atavico sonno del quale il popolo italiano è preda, continua a ottenere voti e consensi (i sondaggi sono semplicemente terrificanti!!!!), di uomini e donne di questo Paese che si sentono rappresentati da quest’uomo e che da lui vogliono essere “salvati“.
Sì, sono veramente beati quei popoli che hanno raggiunto quella maturità per la quale le balle non vengono nemmeno metabolizzate. E soprattutto beate quelle genti che sono riusciti a maturare così tanto che non hanno bisogno nemmeno del primo grado di giudizio, per espellere un indegno dalla scena politica.
Perché basta soltanto l’onta della sentenza di Dell’Utri, formalmente non a carico di Berlusconi, per rendere il presidente del PDL indegno di ricoprire la carica di Senatore e di rappresentare il popolo sovrano, cioè tutti noi.
Invece siamo in Italia, dove evidentemente quella rappresentanza c’è e con essa bisogna fare i conti, e stiamo discutendo se una legge pacificamente applicabile in migliaia e migliaia di casi, lo è nei confronti di un uomo, con la condanna del quale si è condannato in realtà un intero popolo bue, che lo ha seguito, amato e osannato non volendo vedere – con i propri occhi – come e perché avesse fatto la fortuna che millantava.
