Agata per sempre

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Particular of a Pescivendoli Candelora - HDR Sembra quasi di avvertire, sin dalla collina di quel hinterland del capoluogo etneo dove quaranta anni fa molte famiglie catanesi dovettero migrare per coronare il sogno di avere una casa per sé, il profumo di tutte le bancarelle, che intorno al centro storico cominciano già nel pomeriggio a inebriare vicoli e vicoletti. Profumo di carne equina arrosto, odore del fritto delle crispelle, dolci (col miele) e salate (alle acciughe e alla ricotta), degli sfincioni, che a differenza di quello palermitano – salato – sono dei grandi (enormi) sfilatini di krapfen di riso fritti.

People in Via Etnea - 2Poi, mano a mano che dalla periferia si prova a entrare in città, studiando le mille alternative per il parcheggio per poi rassegnarti all’inevitabile passeggiata per raggiungere Via Etnea, puoi cominciare a immaginare come potrebbe essere la fiumana di gente, più o meno devoti, più o meno credenti, che come ogni anno stanno per riversarsi sulle strette vie del centro di Catania.

E puntualmente – come ogni anno – rimani sorpreso dalla marea di gente, proveniente da una variopinta moltitudine di luoghi, che arriva nella tua città per godersi lo spettacolo di un evento unico al mondo.

Devoti waiting for the Vara - 1I cittadini arrivano ormai da tutta quella che diventerà la futura Città Metropolitana: c’è chi si veste di bianco per un ex voto, indossando il “saccu di Sant’Aita” che simboleggia la camicia da notte che i catanesi indossavano quando le reliquie della Santa furono finalmente restituite alla sua città; chi invece è sceso in centro con un bambino in mano, il quale piagnucola e pretende lo zucchero filato e il palloncino; c’è chi invece condivide quella serata con un amico armato di fotocamera per un rapido e fugace reportage, con il solo intento di poter conservare per sempre il ricordo della festa. Una festa che ormai – dopo anni e anni – puoi soltanto apprezzare attraverso le immagini televisive o lo streaming in rete, ma soprattutto grazie ai più cari amici che sui social network – conoscendo quanta nostalgia si provi – ti postano foto e video per farti sentire più vicino a loro, come si faceva una volta da giovani quando si andava a vedere la Santa.

 

Devoti and votive candles - 4La processione del giro interno, chiamata così per distinguerla da quella che per tutta la giornata precedente compie il giro della vecchia parte esterna della città, comincia (o meglio dovrebbe cominciare) a metà del pomeriggio del 5 febbraio: è la processione più suggestiva, perché effettuata al centro della città e tutta di notte.
I devoti portano giganteschi ceri accesi, per ringraziare la Santa per qualche grazia ricevuta o per chiederne l’intercessione. Osservi i loro occhi: ci credono veramente e sembra non avvertano la stanchezza di portare sulle spalle quell’enorme fardello dalla fiamma scottante.

Devoti lifting up the candeloraCi sono le candelore, antichi cerei artistici, che rappresentano le professioni antiche e moderne della città o alcune zone storiche: dai panettieri ai pescivendoli, ai rinoti, gli abitanti dei quartieri prossimi alla Playa, la spiaggia di Catania, lunghissima distesa di sabbia dorata, appunto la “rina” in catanese. Abbandonano per prime la Cattedrale per procedere su via Etnea, mentre dentro il Duomo la Messa Vespertina sta per concludersi e potrà finalmente cominciare la processione della vara, il busto di Agata che contiene le sue spoglie mortali. Le candelore si muovono con la caratteristica “annacata: mi si perdonerà se non riesco a trovare un termine degno di traduzione, ma è difficile pensare di rendere un termine che noi adoperiamo per intendere tante cose, dal cullare un bimbo fra le braccia al dondolio che questi enormi capolavori barocchi, sui quali viene descritta l’epica figura della martire etnea, sono capaci di fare, mossi soltanto dalla forza di uomini, senza ausili di nessun tipo! Partendo da una meravigliosa Piazza Duomo, illuminata dalle luci e addobbata con i drappi rossi, con la “A” incisa per simboleggiare la consacrazione della città alla sua Agata, le candelore cominciano la loro processione lungo un breve tratto della via Etnea, raggiungendo – molto tempo dopo e tra la folla che a bocca aperta ne ammira le fattezze – un luogo della città dove molti di noi abbiamo atteso tante volte l’arrivo della Santa per uno degli spettacoli più suggestivi del triduo festivo: lu focu do Buvvu!

Chissà quanti dei ragazzi e dei giovani di oggi sanno che nell’antico dialetto “catanese” quella area della città che noi chiamiamo in italiano “Borgo” nella nostra lingua si dovrebbe dire “Buvvu“: probabilmente tale termine si sarà perso, avendo da tempo preferito sicilianizzare il vocabolo italiano.

 

The Vara of Santa AgataI solenni festeggiamenti religiosi, invece, hanno sempre il loro clou con il solenne pontificale della mattina: quest’anno – a rappresentare il Papa – la celebrazione eucaristica è stata presieduta da Angelo Bagnasco, l’Arcivescovo di Genova e Presidente (ancora per poco, probabilmente) della Conferenza Episcopale Italiana, a significare la grande attenzione che la Santa Sede mostra nei confronti di questa festa.

Finalmente a metà pomeriggio, quando ormai si sta facendo sera e la via Etnea è stracolma di fedeli e curiosi in attesa, ecco che arriva il momento più atteso: l’uscita della Santa e la lunghissima processione della vara. Una processione che chiunque ricorda essere stata sempre lenta, lentissima, a passo d’uomo, anzi di bambino! Tanta la folla che si riversa fra il Duomo e la Collegiata, una delle Basiliche catanesi, per poi procedere lungo un percorso che è sempre lo stesso, anno per anno.
A little devotuInevitabilmente la festa – che come ogni occasione religiosa mescola all’aspetto fideistico componenti che con la religione hanno poco a che fare e spesso sconfinano persino in condotte criminali – è anche occasione di sarcasmo e di ironia – più o meno sottile – per tutti coloro che hanno come sport preferito la caccia al pelo nell’uovo o che debbano – per forza – distinguersi.
Ci sono gli chic – di destra e di sinistra – che magari si interrogano sul vero sentimento religioso che anima questo popolo in sacco bianco, auspicando – anno dopo anno – una maggiore sobrietà per il bene della festa. Poi magari si scopre che sono le stesse persone, sempre per quell’antico vezzo che fa sì che l’erba del vicino sia sempre più verde, che per primi si precipitano in Spagna per guardare la corsa dei tori oppure per partecipare alle celebrazioni della Semana Santa, come se all’estero questa mescolanza fra sacro e profano non ci fosse.
Sono ormai troppi anni che sono costretto a saltare la festa, nonostante negli ultimi sei abbia avuto la fortuna di poterne ammirare qualche pezzettino per due volte.
Mi manca molto la festa di Agata: dai festeggiamenti del 3 mattina, con le antiche Carrozze del Senato che lasciano a bocca aperta soprattutto i bambini che – spesso in maschera per il concomitante carnevale – si trovano davanti a mezzi identici a quelli che tante volte ascoltano dai nostri racconti delle loro favole preferite, ai fuochi da sira ‘o tri, la sera del 3 febbraio, spettacolo pirotecnico meraviglioso.
Oppure la Messa dell’Aurora del 4, quando il busto reliquiario di Agata viene prelevato dalla cella dove viene conservato, ben protetto da una cancellata, installata dopo il furto di un parte cospicua del tesoro lì custodito e dal valore inestimabile, furto che diede origine alla famosa ironia popolare “prima ci arrubbànu a Sant’Aita e poi ci fìciru li canceddi di ferru“.
Mi manca la salita dei Cappuccini, spettacolare tratto dell’omonima via in pieno centro, dopo il discorso alla città del nostro Arcivescovo, così come la suggestiva acchianata di Sangiuliano, la salita di Via Sangiuliano, ripido pendio percorso prima dalle candelore, spesso con una gara (con annesse scommesse!) su chi impiega più tempo (e quindi dimostra la maggiore forza per annacare i cerei), e infine dalla Santa.
E come non menzionare il coro delle suore di clausura in Via Crociferi, forse la più bella via di Catania, che in poche centinaia di metri concentra capolavori del barocco siciliano in pietra lavica da togliere il fiato?
Domani all’alba, anzi domani mattina se il clima fa la sua parte, Sant’Agata finalmente rientrerà nella sua casa e i catanesi torneranno alle loro vite.
Per noi che viviamo così lontano dalla nostra città e che difficilmente possiamo conciliare la nostra vita quotidiana con la partecipazione alla festa in un periodo dell’anno molto complicato per poter prendere vacanza, cominciamo subito a consultare in maniera compulsiva il calendario dei prossimi anni, cercando l’occasione giusta per tornare a farsi annacare dalla nostra Sant’Aita perché la festa di Sant’Agata per noi catanesi non è qualcosa che dura tre giorni, passa e se ne va.
Agata – per noi catanesi – è per sempre.

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