La colpa è sempre degli altri?

 In SCUOLA
Fate finta per un attimo che vi manchino tre settimane alle ferie (più o meno quello che manca a me, ad esempio). Immaginate quindi che manchi poco per trovarvi sul volo che vi porterà su una spiaggia dorata oppure in giro in un paese esotico all’avventura.

Supponete che proprio non riuscite a pensare ad altro che non siano le vostre meritate, agognate, desiderate e sempre “poche” vacanze!

Ecco, ci siete riusciti? Bene.

Adesso immaginate che a distanza di tre settimane andiate dal vostro capo e gli diciate che da quel  momento in poi non farete più nulla che non sia l’ordinaria amministrazione, leggere la posta elettronica, rispondere al telefono ma che assolutamente non farete nulla di “nuovo“, di “altro“, di “straordinario“.

Bene. Credo che il vostro capo vi manderà cortesemente a quel paese, se non  direttamente all’Ufficio del Personale con un richiamo scritto, vero?

Ecco questo è più o meno quello che avviene nella scuola di mia figlia, all’ultimo anno della scuola dell’infanzia che – come ricorderà chi ha avuto figli – chiude i battenti alla fine di giugno e non in concomitanza con tutte le altre scuole. Accade che la scuola della mia bambina sia parte di un istituto comprensivo (gli ex circoli didattici allargati alle scuole medie) e che dal 9 giugno, dopo che la scuola elementare aveva terminato le attività didattiche, molti “secondi figli” non venivano più mandati alla scuola dell’infanzia.

Come se non bastasse i bambini sono stati invitati a lavare tutti i giocattoli e a conservarli per il prossimo anno scolastico. Il materiale scolastico occorso durante l’anno è stato rimesso alle famiglie, libri e quaderni non ci sono più e se il clima è orrendo come negli ultimi giorni non hanno neanche la valvola di sfogo del gioco in giardino. Inoltre le insegnanti hanno (non proprio velatamente) quasi invitato i genitori a non mandare i figli a scuola: alcune di esse hanno persino l’abitudine di prendersi una o due settimane di ferie proprio a giugno, tornando soltanto per gli ultimi giorni di giugno (si noti che a Roma il 29 di questo mese è quasi sempre festivo, essendo festa del Patrono) e la scuola non reputa opportuno sostituirle perché ormai siamo alla fine dell’anno scolastico. La scuola quindi si è trasformata in un baby parking!

I genitori che sommessamente muovono qualche lamentela vengono visti sia dalla scuola che dagli altri “colleghi” né più né meno che dei “rompicoglioni“, di quelli che vogliono cambiare la consuetudine, pretendendo che si lavori fino all’ultimo giorno previsto, cosa che peraltro regolarmente si fa in qualunque impresa privata del mondo.

Alla fine, l’unica cosa che i “rompicoglioni” chiedono, è che almeno ci si risparmi la retorica della società civile onesta contrapposta alla classe dirigente e politica corrotta e malfattrice.

Se non cambiamo dal basso, modificando anche i più piccoli comportamenti che generano soprusi e abusi, è perfettamente inutile prendersela con il Premier di turno o con l’intera galassia parlamentare o con il Primo Cittadino: mica possiamo pensare che la colpa sia sempre degli altri, no?

 

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