Il divano e la depressione

 In UN CALCIO DAL DIVANO
Per noi interisti Parma è sempre stato un campo difficile, persino quando eravamo uno squadrone. La mia memoria corre a quella domenica di maggio del 2008, ultima giornata di Mancini alla guida dell’Inter (almeno finora!), in cui uno scudetto che sembrava stravinto qualche mese prima, stava per finire a Roma.

Una domenica iniziata male, con il gol della Roma a Catania, e in cui l’Inter non riusciva a passare; e poi, dalla panchina si alzò Ibra, entrò, e ne fece due. E poi, ricordo l’anno scorso, in cui riuscimmo a vincere, in maniera anche fortunosa, ma meritata. Da interista, meglio pensare al passato, che al presente, ed al futuro.

La partita di ieri ha sancito l’incapacità dell’allenatore di dare un gioco alla squadra; e – temo – l’incapacità della dirigenza di avere una visione progettuale di ampio respiro. Le due vittoria contro Cesena e Sampdoria avevano ridato un minimo di fiducia all’ambiente; la sconfitta di ieri, con la doppietta di De Ceglie, riporta la squadra in un baratro tecnico e tattico, anche se per fortuna la classifica non è (ancora) drammatica.

A questo punto, l’unico ostacolo all’esonero di Mazzarri è l’alto stipendio del tecnico livornese; ma spero che per una società come l’Inter, che appena tre anni fa eliminava il Bayern dalla Champions’ League, non sia un ostacolo insormontabile.

Altrimenti significherebbe che l’Inter è finita nelle mani di uno speculatore senza affetto alcuno per la squadra ma al quale interessa solo guadagnare alla svelta qualche euro, ed uscire via.

E – se così fosse – questo sarebbe stato l’ultimo drammatico errore di Massimo Moratti.

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