Non li invidio

 In SCUOLA
C’è un mestiere nella società che proprio oggi non invidio. Sono gli insegnanti, di ogni ordine e grado. Hanno il compito più ingrato, quello di spiegare a coloro che diverranno classe dirigente, uomini e donne del futuro, cosa sia successo ieri mattina a Parigi. Dovranno fronteggiare famiglie nelle quali lo sgomento e la rabbia hanno obnubilato i giudizi, lasciandosi andare al bieco razzismo. Si troveranno a discutere con i ragazzi più grandi di politica, cercando di aiutarli nel separare la propaganda dalla sostanza. Dovranno riuscire a stimolare la tolleranza verso gli altri, verso il diverso, anziché la chiusura e l’odio che inevitabilmente eventi come l’attentato all’intera redazione del giornale satirico Charlie Hebdo portano chiunque a provare, alla vista di quelle terribili immagini.

Avranno un duro compito, questi insegnanti che spesso offendiamo per i famosi tre mesi di vacanza o li dipingiamo come fannulloni perché lavorano a scuola soltanto cinque ore al giorno. Dovranno spiegare ai nostri giovani perché l’attacco a un giornale sia un attacco a tutti noi, non soltanto verso coloro che operano nel mondo dell’informazione – dalla grande testata a un piccolo blog – ma proprio contro tutta la società poiché attaccare la stampa è attaccare la libertà di ciascuno. E forse ancor di più lo è attaccare la libertà di satira, anche quando essa possa apparire dissacrante e violenta come quella di Charlie Hebdo, che non risparmiava proprio nessuno, dal Papa cattolico alla Trinità cristiana, da Budda alla Torah ebraica.

Dovranno cercare di far comprendere ai loro bambini e ai loro ragazzi che la religione è soltanto un pretesto, l’escamotage che l’essere umano – da sempre – utilizza per la propria lotta per il potere, perché di questo si tratta: lotta politica per conquistare il potere, non c’è nulla di religioso, né di pretesa di chissà quale ricompensa nell’aldilà, sempre che esista. Un pretesto come la famosa “guerra di civiltà“, intesa fra la “loro” e quella nostra, “giudo-greco-romano-cristiana“, tesi che ci portiamo ormai dietro da oltre 13 anni, secondo la dottrina Bush della democrazia da esportare e della guerra preventiva, e che purtroppo sopravvive e riaffiora ogni volta che questi fanatici provocano proprio l’odio e l’intolleranza, nutrendosi proprio di tali sentimenti.

Dovranno muoversi su un campo minato, dove le mine le abbiamo poste noi – giorno per giorno e casa per casa – mostrandoci più inclini alla demagogia (facile) che alla comprensione di fenomeni complessi. Affronteranno discorsi complicati, dove lo scivolamento verso la fobia dell’altro è sempre dietro l’angolo: dovranno cercare di far comprendere che quando la religione, qualunque essa sia, diviene fanatismo cessa essa stessa di essere tale e viene meno proprio quel “credo” in quel dio che il credente afferma di professare.

Faranno fatica nello spiegare che il commando che ha sterminato la redazione parigina non ha soltanto colpito 12 persone francesi ma è come se avesse abbattuto le stesse moschee, già magnificamente disegnato da Latuff nella seguente vignetta.

latuff

Perché la religione, quando si fa setta, quando diviene fondamentalista e intollerante, è semplicemente il paravento per la propria bramosia di potere, per poter affermare sugli altri non tanto il proprio credo religioso (sai quanto gliene importa!) ma un ben determinato e assoluto modello di potere. Vale per i fondamentalisti cattolici e cristiani americani, che non esitano a sterminare – nel nome sempre più bestemmiato di Dio – medici e infermieri nelle cliniche dove viene legittimamente e legalmente praticata l’interruzione di gravidanza, allo scopo di sovvertire la laicissima Costituzione degli Stati Uniti d’America. Vale per il nuovo corso russo, incarnato dal nuovo devoto a Santa Madre Chiesa Russa Vladimir Putin, che non esita a soffocare il dissenso, silenziare i giornalisti scomodi e deportare gli omosessuali. E ovviamente vale per il nuovo autoproclamato Califfo che vorrebbe ridisegnare l’intero Medio-Oriente (altro che le vergini in premio nel Paradiso!) e per tutti coloro che nel vastissimo mondo islamico fanno leva sulla miseria e sulle diseguaglianze sociali per cavalcare i loro disegni criminali e politici.

No, non gli invidio proprio gli insegnanti, perché dovranno fare i conti con se stessi e con il proprio giuramento di fedeltà all’insegnamento, lasciando che l’umana rabbia, la normale collera e la forte paura non prendano il sopravvento sul dovere che essi si sono assunti nei confronti dei nostri figli e per i quali non vengono mai ringraziati abbastanza.

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