Ti piace ‘o presepio?

 In RELIGIONE
Quando ero uno scolaro, prima di cominciare le lezioni ogni giorno ci si alzava in piedi e si recitava la Preghiera del Mattino, seguita da un Pater, un Ave e tre Gloria. L’insegnamento della religione cattolica, pur non essendo ufficialmente “religione di stato”, era presente nel sussidiario che si studiava dalla terza alla quinta elementare e la maestra – unica, non come ora che alla primaria sembra di essere al Liceo – ci teneva le lezioni anche su quella che era la principale confessione religiosa del nostro Paese.

A scanso di equivoci voglio precisare che io sono molto, ma molto grato alla mia maestra: se scrivo su queste pagine è anche un po’ merito suo, perché mi ha insegnato tanto, soprattutto la nostra lingua, curando tantissimo le analisi grammaticale, logica e del periodo che all’epoca costituivano gran parte del triennio finale delle elementari.

Ovviamente trentacinque anni fa nemmeno mi ponevo il problema della laicità della scuola, né del fatto che a scuola si preparasse l’Albero di Natale o il Presepe. Quelle erano le tradizioni della nostra società sul finire degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta. Poi arrivò il concordato e ci fu un primo tentativo di laicizzare l’insegnamento della religione cattolica nelle scuole. Oggigiorno siamo in una società totalmente multietnica: a dispetto delle statistiche che parlano di un paese largamente di confessione cattolica, credo che possiamo tranquillamente sperimentare con mano che nel nostro paese sono presenti tantissime minoranze etniche e religiose. Nel corso dei decenni abbiamo scoperto che esistevano i protestanti, gli ortodossi e che noi cattolici romani non eravamo soli. Poi sono cominciati ad arrivare gli immigrati musulmani e nel frattempo anche la società che prima si poteva classificare come cattolica ha visto profondi mutamenti: vuoi per persone che perdono il dono della fede, vuoi per lo scoramento di tanti scandali che hanno sicuramente minato l’autorevolezza del Papato e della sua Chiesa.

A me sembra evidente che di fronte a queste mutazioni globali della nostra società il fatto che non si recitino più le preghiere del mattino sia un fatto assolutamente normale: d’altra parte nelle scuole – come ho visto con i miei occhi lo scorso 16 novembre davanti al Liceo Classico Giulio Cesare di Roma – di fronte a eventi tragici ci si raccoglie insieme per un momento di commemorazione laico: chi ha fede pregherà Dio (che per quanto Antonio Socci si sgoli ogni santa domenica su Libero non è certamente Cattolico ma Uno e uno soltanto per coloro che credono), mentre gli altri rivolgeranno magari un loro intimo pensiero a quei poveracci che perdono la vita in attentati come quello di Parigi.

Certo, ha ragione Gramellini quando dice che anche gli immigrati devono fare i conti col fatto che non stanno “sbarcando” su un deserto ma su una società altrettanto complessa di quella dalla quale fuggono e che per una proficua integrazione devono imparare a rispettare le nostre tradizioni, intrise di cristianesimo, così come noi dobbiamo imparare a rispettare le loro. È per questa ragione che trovo errato il fondamentalismo laico che vorrebbe proibire la preparazione dei presepi nelle scuole: la rappresentazione della natività di Gesù fa parte non soltanto delle nostre tradizioni popolari ma anche di vere e proprie rappresentazioni artistiche e basta andare a Napoli, a San Gregorio Armeno, per rendersi conto di cosa sia l’arte di fare ‘o presepio. Ma è anche – si badi bene – la rappresentazione dell’uguaglianza di tutti gli uomini, grandi e piccoli, ricchi e poveri: come ha detto Vittorio Sgarbi durante una trasmissione televisiva, la religione cristiana (attenzione: non cattolica romana, cristiana) è una religione umanistica. Pone al centro l’Uomo ed è questa la novità dirompente del Cristianesimo: per i cristiani Gesù è vero Dio e vero Uomo, una teologia quindi rivoluzionaria per il tempo e che ovviamente ha influenzato la storia dell’intera umanità, come d’altra parte testimoniano tutte le opere d’arte del mondo. Per questo è vero che in Europa non possiamo non dirci cristiani. È semplicemente la realtà dei fatti.

Tuttavia non si può profanare né la religione né soprattutto la nascita di Cristo con la strumentalizzazione che molti persone – guidate da quegli irresponsabili di Gelmini, La Russa e Salvini – hanno compiuto davanti la scuola di Rozzano, per la scelta del Preside di non autorizzare i canti religiosi. Come ha sostenuto recentemente Gad Lerner, ebreo, utilizzare il Bambinello come una sorta di soldatino di piombo contro gli altri è come bestemmiare lo stesso Dio che professano di credere e adorare.

C’è però un interrogativo che mi pongo e chissà se Oltretevere – con questo nuovo Papa – non se lo siano posti ugualmente. Nonostante le preghierine del mattino, non è che si siano creati in passato un maggiore numero di fedeli devoti a Santa Romana Chiesa: abbiamo sperimentato con i nostri occhi che quando è stata cambiata la modalità di insegnamento della religione cattolica ciò è avvenuto in meglio, specialmente con l’ingresso dei laici e non più dei consacrati all’insegnamento scolastico. Forse sarebbero questi i tempi giusti per rivedere il Concordato con la Santa Sede: innanzi tutto perché abbiamo una società pluri-religiosa e la confessione cattolica non è nemmeno la sola che si richiama a Cristo. Non siamo certo a livelli statunitensi, dove le Chiese Cristiane sono tantissime, ma certamente fra Valdesi, Evangelici, Luterani, Ortodossi – anche per le immigrazioni dei paesi dell’Est dell’Europa, s’intende – la Santa Sede non è più l’unico interlocutore cristiano. D’altra parte anche nell’attribuzione dell’Otto per mille, salvo le comunità ebraiche, musulmane e dei Testimoni di Geova, sono già parecchie le confessioni cristiane che hanno stretto l’accordo con il Governo Italiano. Allora forse questo sarebbe il tempo giusto, con un Papa che è molto distante dalla spicciola politica italiana, per cambiare l’insegnamento della religione e portarlo a uno stadio diverso, a una sorta di “storia delle religioni” che almeno una trentina di anni fa fu teorizzata da Eco e che potrebbe essere persino lo strumento di integrazione nelle mani degli insegnanti. Questi però non dovrebbero più essere scelti sotto il vincolo dei Vescovi: non è pensabile che le curie abbiano questo potere nell’organizzazione della scuola dello Stato. Infine l’attribuzione del “non scelto” delle quote dell’Otto per Mille non dovrebbero più avvenire in maniera proporzionale a quanto “scelto”: se non si dà la quota dell’IRPEF a nessuno, allora si stabilisca un capitolo ben individuato del Bilancio dello Stato sul quale tali donazioni andrebbero a confluire. Ne trarrebbe beneficio sia la religione di ciascun credente sia la stessa laicità della scuola che si realizzerebbe non nella proibizione di una religione a scapito di un’altra, bensì nella conoscenza reciproca di ciascun credo.

Così facendo toglieremmo anche qualche freccia dall’arco di questi ridicoli individui che con in mano le statuine del presepe si sono resi ridicoli davanti al mondo intero.

 

p.s. naturalmente stendiamo per amor patrio un velo pietosissimo sui nostri concittadini che inveivano contro i musulmani di Rozzano che non avevano assolutamente nulla contro il Natale e soprattutto abbracciamo fraternamente la signora inviperita che urlava a una donna di “tornarsene a casa propria”, sentendosi rispondere “io sono siciliana!” 

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