Esperimento interrotto ma riuscito

 In MEDIA
Non c’è stato bisogno di completarla, la settimana di astinenza dai social networks. I fatti di Bruxelles e il loro dolore collettivo mi hanno portato a sospendere un esperimento che comunque ha raggiunto i risultati che immaginavo.

Facebook e Twitter sono ormai uno dei principali canali di comunicazione e di informazione: anzi, forse per certi versi vengono prima di tutti gli altri, anche prima delle tradizionali agenzie di stampa. Basta proprio vedere come si è diffusa stamattina la notizia degli attentati di Bruxelles o come a suo tempo fummo informati di quanto stesse accadendo a Parigi. È come se tutti noi dotati di uno smartphone, quando siamo testimoni di un evento, sentissimo non soltanto il bisogno di condividere un nostro selfie come a dire “io c’ero!” ma anche quello di rendere testimonianza dell’evento, con fotografie e video che con le nuove App come Periscope trasformano l’utente in un reporter in prima linea.

I due più diffusi social sono diventati inoltre un vero aggregatore di notizie e questa specie di quotidiano perpetuo è la cosa che più mi è mancata: andarsi a pescare le notizie fra i vari portali dei quotidiani è stato faticoso e quasi noioso. Su Facebook o su Twitter basta seguire i profili ufficiali dei principali quotidiani ed ecco che ti becchi una specie di prodotto cucinato da te stesso, con i tuoi interessi e i tuoi desiderata. Poi per approfondire – specialmente se gli argomenti non sono in real time – c’è sempre il buon vecchio giornale di carta (o di pixel, se hai un abbonamento digitale) con editoriali, commenti e approfondimenti. Ma non c’è dubbio che la prima fonte informativa – specialmente al mattino – sono proprio i social. Un po’ come la pagina 101 del Televideo che immagino un giovanotto di venti anni nemmeno sa cosa sia. Quindi sì, un po’ addicted dai social lo sono diventato, almeno per quanto riguarda il consumo di informazione.

Come dicevo la scorsa settimana c’è un aspetto però un po’ più privato che mi premeva analizzare e comprendere e sono giunto alla conclusione che no, non sono dipendente da Facebook (forse un po’ da Twitter sì, lo ammetto!): non nego infatti che ogni tanto svagare curiosando i vecchi amici o i nuovi contatti sia anche divertente! Con le amicizie di vecchia data o con i parenti è interessante commentare contenuti ma non credo si possa considerare dipendenza. D’altra parte con un vecchio amico e collega di università, quando ci troviamo a commentare gli stessi cinguettii su Twitter, spesso ci ritroviamo poi a farlo in privato, in DM (Direct Message) come si dice in gergo: insomma si parte in pubblico e si finisce a chattare in privato!

Questa settimana (quasi) fuori dai social mi ha confermato il giudizio sicuramente positivo su Twitter (la penso come Severgnini: un post in 140 caratteri è sicuramente più sfidante e divertente!) mentre Facebook un po’ comincia a stancarmi e la sua assenza è stata positiva. Certamente è una vetrina di enorme portata e infatti chi fa il blogger non può prescindere dall’avere un contatto diretto con i propri lettori attraverso una pagina ufficiale ma l’impressione che ne ho tratto da questi ultimi giorni è che se potessi fare a meno del profilo privato francamente lo farei.

Infine una considerazione su Instagram, social network di proprietà da poco sempre di Facebook ma che ha mantenuto un’identità propria, svincolata dal fratello maggiore: ritengo sia un peccato che cambi l’algoritmo mostrando non più il flusso di immagini così come viene generato ma a seconda della rilevanza. L’idea geniale delle fotografie istantanee (“insta” appunto) stava proprio nel far circolare immagini che gli utenti da tutto il mondo postavano creando una specie di catena temporale di fotografie, con quei filtri un po’ vintage che davano un tocco particolare al proprio profilo. Se invece navigare su Instagram diventa un po’ come Facebook il rischio è che si perda una peculiarità per mescolarsi indistintamente nello stesso meccanismo del secondo senza che si comprenda quale sia (sempre che ci sia) il reale guadagno per il cliente. L’unico a guadagnarci probabilmente sarebbe solo Zuckerberg con i ritorni pubblicitari per le sue aziende mentre a noi clienti, che cediamo a lui come ad altri parte della nostra privacy, rimarrebbero soltanto le briciole che questi nuovi Grandi Fratelli decideranno di concederci.

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