Aria Pura

 In POLITICA
La prima campagna elettorale nazionale che ho seguito pieno interesse fu quella del 1987: un’era geopolitica fa! Cinque anni dopo, la Prima Repubblica sarebbe crollata sotto i colpi delle tangenti scoperte con l’operazione Mani Pulite e sarebbe cominciata un’era che nel bene e nel male (più male, a mio avviso) gli storici dovranno per forza di cose identificare con l’unico vero vincitore assoluto di venti anni di storia patria: Silvio Berlusconi, l’uomo che ha veramente cambiato – in peggio – l’Italia.

Nel 1987 avevo 15 anni e certamente ammetto di essere stato un ragazzino alquanto strano per interessarmi così presto di politica! Eppure mi piaceva: mi è sempre piaciuta. Non mi perdevo le tribune elettorali, i servizi sui telegiornali, scrutavo con interesse i manifesti che imperversano nelle strade. Quanto era bello il simbolo del PCI disegnato da Guttuso!

31 anni dopo posso affermare, con ragionevole e consapevole serenità, che mi sono disintossicato: sono arrivato al punto che io, che leggevo di politica su tutti i maggiori quotidiani e siti nazionali, che non perdevo per nessun motivo l’edizione domenicale di Repubblica da quando andavo al Liceo, che se avessi avuto la7 con tutti i talk uno di fila all’altro non avrei mai studiato mezza riga, ecco quel ragazzo ha deliberatamente smesso di seguire un dibattito che a mio avviso è ormai degenerato in vacui slogan elettorali con una gara soltanto rivolta al peggio, senza visione e soprattutto senza amore per il futuro delle generazioni.

Salto ormai a piè pari tutti i dibattiti televisivi (ieri per dire appena ho visto Renzi da Floris sono corso a godermi il maestro Camilleri dalla Berlinguer), non riesco a leggere nemmeno mezza paginetta di interni sui quotidiani, cambio canale di fronte alle sterili interviste ai leader, più a uso e consumo dei loro ipertrofici ego che del bene comune.

Per la prima volta in vita mia andrò a votare con la consapevolezza che il mio voto sarà totalmente inutile ma non tanto perché le elezioni non produrranno una maggioranza: nei sistemi parlamentari le maggioranze si formano proprio in Parlamento. Sarà inutile perché l’attuale classe dirigente di tutte le formazioni politiche, compreso quel PD che come livello è messo un po’ meglio perché ancora eredita le grandi tradizioni della sinistra democristiana e dei comunisti, è probabilmente la peggiore, incompetente, insulsa classe dirigente dell’intero continente, se non dell’Occidente intero, giocandosi l’ultimo posto con la terrificante attuale amministrazione americana.

Farò il mio dovere, domenica 4 marzo, e ritirerò le mie schede perché c’è gente che ci ha lasciato la pelle anche per farci annullare un voto. Entrerò nella cabina e depositerò nelle tre urne la mia scelta, qualunque essa sia, ben conscio che ormai la politica per come la intendo io non esiste e forse non esisterà più, devastata da venticinque anni di vendite di tappeti, da Silvio, il venditore più bravo di tutti, alle nuove generazioni (Gigi Di Maio) che sbagliano i congiuntivi, passando da colui che da incoronato da Repubblica novello Re Mida si è progressivamente trasformato nella brutta copia del fondatore delle televisioni commerciali.

Ho cominciato persino a “depoliticizzare” i miei social, non seguendo più account legati ai partiti, ai loro leader, a tutto ciò che rimanda a un mondo che ormai avverto così lontano dal mio, così disgiunto da ciò che amavo di più nella contesa elettorale e nella lotta politica in generale.

Pensavo, all’inizio dell’anno, di scrivere un sequel di #vedraivedrai visto che con l’hashtag #avanti Matteo Renzi ci firma anche la vittoria a briscola, ma alla fine ho desistito. Non ho più voglia di studiare e di comprendere perché nel Regno Unito (paese che per me rimane il top in termini di assetto istituzionale, monarchia a parte!) la politica si fa in maniera più cortese e più seria mentre da noi siamo ancora persino al dibattito sul Fascismo.

Non è questa una fuga: rimango sempre il giovane liceale di sinistra che sono sempre stato, antifascista fino al midollo, berlingueriano per formazione filosofico-politica. E se ci fossero rischi concreti per la tenuta democratica del Paese non esiterei un secondo a dare il mio contributo. Ma a questa politica ho detto e ripeto no: non merita neppure dieci minuti della mia attenzione semplicemente perché questa non è “politica”. È cuttigghiu, diremmo noi siciliani, pettegolezzo, gioco a chi fa la pipì più lontano come facevamo noi maschietti alle medie. È oltraggio al pubblico pudore!

E riuscire a respirare nuovamente, senza le tossine di una lite continua, probabilmente è la mia vera nuova conquista della maturità.

Una bella boccata di aria pura.

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