L’ultimo post

 In POLITICA
Maggio dev’essere un mese particolare per me: nel 2007 con questo post inauguravo un blog che avrebbe voluto accompagnare un nuovo business fotografico poi chiuso qualche mese prima che il mio romanzo venisse alla luce. Tre anni dopo, in un maggio assai particolare e faticoso, partiva Trentamila Piedi sopra lo Stivale, blog che ha in qualche modo soddisfatto il mio “bisogno” di fare informazione e di scrivere di attualità, giocando a fare il giornalista, mestiere che mi sarebbe piaciuto molto fare da ragazzo.

Lo scorso maggio ho invece compreso che ormai i tempi erano maturi per decidere cosa volessi fare di questo spazio nel grande mare di internet. L’avvento dei social media ha profondamente modificato le nostre vite ed è inutile far finta che ciò non sia avvenuto o che non ci riguardi: su Facebook e Twitter transitano ormai le notizie più calde e spazi esterni per la riflessione sono sempre più ridotti, soprattutto per quella “scritta” come un sito, un blog, un magazine on line.

Ho cominciato a scrivere di politica sin dagli inizi di questo blog: a ripensarci mi sembra un’era geologica fa. Silvio Berlusconi era di nuovo premier dopo la sua trionfale vittoria elettorale del 2008 contro quel Walter Veltroni che a mio parere è stato sempre più bravo come direttore dell’Unità che come segretario dei DS prima e del PD dopo. Dominava la scena e proponeva l’ennesima cascata di leggi ad personam. Angelino Alfano era ministro della Giustizia (la prima della sua folgorante serie di poltrone sempre più di prestigio che ha occupato fino al 1° giugno di quest’anno), Matteo Renzi era sindaco di Firenze (e non ancora il Rottamatore) e Beppe Grillo mandava a quel paese tutti.

La politica – come sa chi ormai mi segue da allora – mi è sempre piaciuta, anche quando si traduceva in scontri furibondi durante le campagne elettorali (cioè permanentemente dal 1994 in poi!): è stata una passione che mi ha accompagnato dall’adolescenza, dalla scuola superiore, da quando – in un liceo di provincia – fui eletto a consigliere d’istituto. Mi piaceva la partecipazione alla vita democratica di una comunità: credo infatti sia una benedizione per l’Occidente vivere in un paese dove i cittadini possano impegnarsi per gli altri, partecipando ai dibattiti pubblici, alle riunioni di partito, ai meetup dei movimenti. Dovremmo ricordarci sempre che il nostro modello di vita politica, risalente addirittura ai tempi delle polis dell’antica Grecia, è di gran lunga preferibile ai modelli autoritari asiatici o alle democrazie ancora traballanti del Sud America.

Tuttavia come a volta accade con le passioni, essa si è pian pianino affievolita e – anche se non spenta del tutto – è senza ombra di dubbio nella sua fase calante, almeno per quanto riguarda il legame con la stretta attualità: probabilmente le ultime elezioni politiche, successive a una legislatura complessa e complicata frutto della non vittoria di Pierluigi Bersani e della sua coalizione, con la presenza sulla scena politica di un movimento con una vis destruens accentuata senza che si veda un barlume di tensione construens, ha accelerato la consumazione della fiammella che la teneva in vita.

Quello che state leggendo è pertanto l’ultimo post del blog così come l’avete conosciuto finora: non mi tirerò certo indietro nel dibattere di politica e sui social network mi troverete sempre a battermi perché la politica faccia il suo dovere che è e sarà sempre quello di migliorare la vita di tutti e di ridurre le diseguaglianze fra le fasce sociali e soprattutto salvaguardare i più deboli. Ma su queste pagine l’argomento “politica” finisce qui e lascerà lo spazio ad altre iniziative che presto mi auguro conoscerete e apprezzerete.

Non posso chiudere questo spazio di riflessione senza però rivolgere alcuni doverosi ringraziamenti. Innanzi tutto a coloro che hanno nel passato animato le discussioni, soprattutto prima che Facebook e Twitter la facessero da padrone.

Un grazie particolare a Stefania e Antonio: la prima mi ha regalato alcuni pezzi dagli States che mi hanno fatto sentire assai vicino a lei e a quell’incredibile e immenso parco giochi che sono per un fotoreporter gli Stati Uniti d’America. Auguro a lei ogni bene per la sua vita privata e per la sua carriera accademica: gli americani hanno fatto un affare prendendola mentre noi italiani abbiamo perso un altro grande cervello.

Il secondo, Antonio, conterraneo come me, mi ha donato alcuni racconti sul calcio visto dal suo divano di casa, cercando sempre l’obiettività, lui interista fino al midollo! Sui social media abbiamo spesso scherzato, Antonio e io, sul fatto che se fosse dipeso da noi l’unità a sinistra sarebbe cosa fatta da tempo, ma purtroppo né io né lui abbiamo il potere di mettere ordine nella nostra casa comune e così assistiamo increduli al dissolvimento di quella che era stata per noi la nostra area di riferimento, fagocitata pezzo per pezzo dal nuovo che avanza (ma che ci fa arretrare), senza che la classe dirigente di sinistra o di centrosinistra (con o senza trattino, staccato o unito che sia!), abbia indovinato mezza mossa nel complesso scacchiere della contesa politica. Sono certo che ci troveremo fianco a fianco su Facebook e Twitter a contrastare il fascioleghismo crescente e il pentainutilismo imperante.

Un altro grazie di cuore va a Caterina: nel passato, quando i nostri blog erano ospitati entrambi su wordpress.com, ripostai qualche suo articolo dal Canada prima e dagli States dopo. La ringrazio per il dono della sua amicizia e per essere un punto di riferimento nel mondo dei libri (ho temuto il suo giudizio su “La notte di San Lorenzo” più di quanto potessi mai temere la giuria del Premio Strega o Campiello! E ho detto tutto!).

Un grazie particolare a Daniele: ha involontariamente inventato il titolo #vedraivedrai per il mio secondo libro, giusto coronamento tre anni fa di cinque anni intensi di studio e di scrittura.

Infine il ringraziamento va a ciascun lettore, abituale o di passaggio, che ha condiviso con me questi otto anni di blog: è stata un’avventura molto significativa che porterò sempre con me nei nuovi progetti editoriali che sto studiando e sapere di aver partecipato insieme a pochi o molti che fossero al dibattito politico del mio paese è motivo di orgoglio.

Fra non molto ci rivedremo su questo sito sotto un’altra veste mentre l’archivio dei miei post rimarrà sempre in linea, non fosse altro per ricordare a me stesso che prima ancora che passione la politica dovrebbe essere una missione dalla quale non ci si può tirare indietro. Al massimo si può cambiare il mezzo di comunicazione sul quale esprimersi ma non potrai mai tirarti indietro da te stesso.

 

p.s. ogni tanto fate una capatina su www.vincenzopistorio.com: fra non molto ci saranno alcune novità che non vedo l’ora di presentarvi.

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