L’oro e il cloro

 In LIFE, SPORT
Avete presente quel magico periodo della giornata nel quale la luce del sole dipinge con il suo giallo dorato tutto ciò che circonda, tanto da esser chiamato in fotografia golden hour? Ecco, ho pensato a questa magia quando sabato pomeriggio stavo a bordo vasca a fotografare i miei compagni di squadra per conto della mia società, l’Athlon Roma SSD. Avevo già gareggiato sui 50 farfalla ed ero in attesa del mio turno sulla gara regina, i 100 stile libero. E in quel preciso istante, nonostante fosse il compleanno di mia figlia, ho pensato che non mi sarei voluto trovare in nessun altro posto che non fosse quello lì.

Non amo molto Ostia: non è mare, dal mio punto di vista, ma posso tranquillamente affermare, senza tema di smentita, che il Polo Natatorio della Federnuoto è invece bellissimo. Costruito con una lunghissima vetrata che costeggia il lungomare, sul calar del sole comincia a colorarsi di sfumature di giallo e oro meravigliose, mentre l’orizzonte si dipinge di rosso. E dentro, il contrasto con il blu dell’acqua, assume i contorni di un quadro da incorniciare.

Osservavo da lontano i miei ragazzi, metà della squadra che poi si sarebbe riunita l’indomani per il gran finale, e mi sentivo pienamente felice e appagato. Insieme con la società abbiamo fortemente voluto questa squadra master, fondata da noi meno giovani e dopo quattro anni diventata una tribù di venti persone, guidate dal miglior tecnico che noi si potesse mai sperare di sognare.

Loro stavano lì in tribuna: si sgolavano ogni volta che qualcuno di noi veniva chiamato in camera di chiamata, urlavano quando la speaker annunciava la sua partenza, tifavano come matti in quei pochi o tanti secondi di competizione. Dall’altro lato della vasca, fra uno scatto e l’altro, mi ritrovavo a pensare che lo sport è realmente qualcosa di meraviglioso e che ha la straordinaria capacità di aiutare chi lo pratica a diventare donne e uomini migliori. Gli egoismi di ciascuno di noi cominciano a essere smussati mentre vasca dopo vasca, allenamento dopo allenamento, si costruisce uno spirito di abnegazione e di sacrificio che rende persino il nuoto, uno sport che molti definiscono individuale, un vero sport di squadra.

Noi senatori – così ci chiama il coach – abbiamo tenuto a battesimo i più piccolini, cercando di prenderci cura delle loro ansie e delle loro paure, delle loro giuste aspettative e dello possibili amarezze: ché lo sport è anche e soprattutto questo, gioie e dolori, ottovolante di estasianti emozioni e di cocenti delusioni. Alcuni di noi si conoscono così bene e da così tanto tempo che basta uno sguardo per capirsi e far sì che gli uni con gli altri ci si incoraggi e ci si tranquillizzi.

«Il nuoto è una scienza esatta» – così ci insegna il nostro tecnico ed è vero. Fa’ quello che devi fare, quello che hai imparato ormai a memoria e la gara andrà per il verso giusto. E ha ragione. La gara non la fai certo il giorno del meeting, ma la costruisci pazientemente giorno dopo giorno, bracciata dopo bracciata, metro dopo metro.

I miei cuccioli – li chiamo ormai sempre così – sono meravigliosi: spaziano dai 18 (non compiuti!) ai 22 anni e sono diventati la mia seconda famiglia. Sono ragazzi straordinari e si vogliono bene. Ci incitano quando vedono che ci buttiamo talvolta giù quando quella che noi chiamiamo esperienza, e che forse andrebbe quanto meno accennata come “anzianità”, gioca qualche brutto scherzo durante le estenuanti ripetute e serie delle quali si compone un allenamento.

Chi più chi meno, ci trasmettono la gioia di vita: ed è una gioia contagiosa perché in quelle otto ore settimanali in piscina, in quelle lunghe ed estenuanti attese in camera di chiamata e di fronte al giudice implacabile che è il cronometro, per un po’ dimentichi persino che sei nato negli anni Settanta quando loro non erano nemmeno nelle più ardite fantasie dei loro genitori. Insieme a loro l’età non esiste più e si è tutti nuotatori, parti imprescindibile di un grande gruppo che abbiamo desiderato diventasse così unito.

Mi capita spesso di ripensare a coloro che non hanno mai praticato uno sport a livello agonistico e pensano che la partitella di calcetto settimanale sia “praticare sport”. Quelli che si informano su come siano andate le gare con un «hai vinto?» realmente convinti che conti vincere anziché stare bene insieme agli altri in una squadra. Mutatis mutandis non sono molto distanti da quelli che nel 2016 ci deliziarono su Twitter con uno shitstorm nei confronti della Divina, Federica Pellegrini, che – per problemi fisiologici che lei stessa spiegò qualche giorno dopo – arrivò quarta a soli 26 centesimi dal podio. Gli stessi che poi ammutolirono quando imperiosa rimontò a Budapest agli ultimi mondiali in vasca lunga, lasciando di sasso quella stessa macchina da oro che è Katie Ledecky.

Ignorano costoro che nello sport in generale, e sicuramente nel nostro, conta soprattutto altro: come dice la mia più stretta amica nuotatrice, una che credo abbia prima imparato a nuotare e poi a parlare, è la testa che ci fa ottenere i risultati maggiori. E quando c’è quella il resto viene da sé. Nel mio piccolo ne sono testimone anche io: in un periodo dell’anno nel quale non si brilla di certo per condizione, ho nuotato delle buone gare quasi sui miei migliori tempi (conseguiti la scorsa primavera) e lanciato la staffetta mista della nostra squadra alla conquista di un bronzo, grazie al personale sui 50 stile libero, una gara che non mi fa di certo impazzire, tutta adrenalina e niente tattica, la gara dove se sbagli un qualsiasi dettaglio tecnico l’hai compromessa subito. Ma ieri no: l’avevo provata tante volte e ieri mentre loro ci incoraggiavano la nuotavo nella mia testa, ripassando tutti i dettagli tecnici che non andavano sbagliati, dalla partenza alla virata, dalla fase subacquea al cambio del testimone.

E sono convinto che tutto ciò è stato possibile proprio perché non si è soli: certo, quando entri in acqua lo sei e sei tu contro il tempo. Non ci sono scuse, non ci sono alibi: non c’è l’arbitro che non vede un fallo, il compagno che sbaglia l’assist. Nel nuoto quando sbagli lo fai in prima persona: ma se hai una squadra dietro, se i tuoi compagni stanno lì a fare il tifo per te, allora basta soltanto uno sguardo per farti capire che il momento è quello giusto e tutto è possibile.

Il resto lo fa la magia del cloro, quel gas che a molti puzza mentre noi non smetteremmo mai di averlo addosso.

 

p.s. per onor di cronaca sportiva, l’Athlon Roma ssd ha conseguito nove medaglie durante il weekend, tre per ciascun metallo.

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