La formula della felicità

 In LIFE, SPORT
Alla fine ho mangiato una pizza e mezza. Il mio amico Alessandro, il Gigante Barbuto della mia squadra, mi ha fatto conoscere una pizzeria da asporto a due passi da casa, giusto compromesso fra l’«ostia» che ti propinano qui a Roma (mi sono persuaso che dev’essere un retaggio dello Stato Pontificio, ‘sta pizza così sottile!) e il mio top gamma della pizzeria di Grasso su Via Etnea a Mascalucia, sotto l’altra casa, quella vera.

Una pizza e mezza – dicevo: l’ho ritenuta il giusto premio dopo la quarta e ultima giornata dei Campionati Regionali di Nuoto Master che ho seguito per la mia squadra nella triplice veste di fotoreporter, capitano e atleta. Sotto quest’ultimo cappello le cose sono andate benone: migliorato il personale su tutte e tre le specialità nuotate e questo mi dà una certa soddisfazione. Il lavoro in vasca e la disciplina fuori pagano sempre. Poi io non sono mai contento, ma soltanto perché sono un perfezionista e se le ciambelle non vengono con il buco dal diametro che ho deciso io non mi accontento! Sono fatto così! Amen!

Come fotoreporter è stata una bellissima esperienza: stancante e dolorosa per la mia epicondilite al braccio destro (diciamo che un telezoom professonale su una full frame pro non è lo strumento più indicato per curare il “gomito del tennista” … un monopod urge, chi ha orecchie per intendere intenda!) ma assolutamente entusiasmante per le emozioni ricevute dai miei atleti sui blocchi di partenza, in vasca e in tribuna.

Infine l’aspetto più importante ed è l’onore di essere il capitano di questa squadra che ormai ha raggiunto un numero significativo di nuotatori – ventidue – e che sta ottenendo prestazioni assai significative. Ogni medaglia da loro ottenuta è una grande gioia per chi come me è stato ed è abbastanza scarso individualmente ma crede fermamente nei valori dello sport e dell’essere squadra.

Tornando da Ostia parlavo proprio di questo al telefono con un’amica che ha praticato volley a livello agonistico per moltissimi anni. Lo sport è qualcosa di magico: fa certamente bene alla salute ma secondo me ne fa di più all’anima. Soltanto chi ha praticato sport a livello agonistico può comprendere a pieno quale sia la sua magia. L’agonismo che non necessariamente passa per le competizioni di livello ufficiale quando si è ragazzi. Molti pensano che praticare nuoto alla mia età sia un po’ come farsi un certo numero di vasche ogni volta che c’è allenamento. In realtà è un po’ più complesso di così ma tutto dipende da come si approccia mentalmente un’attività. Personalmente – sempre per il perfezionismo di cui sopra – sono agonista di testa e lo sarò sempre. Lo sono quando vado in bici in ufficio; lo sono quando scrivo. Significa fare le cose bene, giuste, correttamente; compiere il proprio dovere al meglio delle proprie capacità.

In questi tre intensi weekend sono stato gomito a gomito con tutti i miei compagni di squadra, dai più piccini ai più “cresciuti” (assolutamente vietato dire vecchi o anziani a dei nuotatori master!): ciascuno di loro è stato straordinario, sia nelle prestazioni sia nel tifo sfegatato che hanno fatto in tribuna. Abbiamo razziato il medagliere a più non posso. Abbiamo tutti fermato il cronometro su tempi assolutamente di valore ed eravamo veramente tanto ma tanto felici.

Mi guardavo attorno e vedevo proprio questo negli occhi di tutti i partecipanti a questa manifestazione: felicità, gioia di stare insieme, voglia di sfidarsi e di divertirsi. Di prendersi sul serio (talvolta pure troppo!) e di provare a se stessi che il trascorrere del tempo è certamente inesorabile ma che potremmo provare a rallentarlo, giusto un tantino, con un pizzico di buona volontà!

Ho visto la signora Gwen gareggiare come una ragazzina (è del 1929!) e il nostro amato Nonno Rana, un’arzillo signore ultra ottantenne, cimentarsi sui 100 stile libero, non prima di essersi fatto massaggiare le gambe dalla moglie, roba da commuoversi perché talvolta dura veramente per sempre!

Ho ammirato la mistaffetta (due uomini e due donne) della categoria 320 che per i non addetti ai lavori significa una media d’età di 80 anni: erano stupendi e felici.

Ecco che allora si torna di nuovo a quello, alla felicità che probabilmente sarà effimera come m’è capitato di sostenere recentemente ma quell’istante, quel singolo unico istante in cui la provi, ripaga di tutto.

E se naturalmente quell’unico istante non l’hai provato a pieno, perché magari non sei pienamente soddisfatto della tua prestazione, c’è sempre la pizza!

Ecco, forse combinando nuoto, pizza e birra un pizzico di felicità la tocchiamo davvero!

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