photographer, blogger, writer ...

“essere un fotografo ha a che vedere più con uno stile di vita che con un lavoro“

“being a photographer concerns more with a lifestyle than with a labor“

... father, friend, brother ...

"... from 2008 I am father of a wonderful girl, my real masterpiece ..."

"... dal 2008 sono papà di una bellissima bambina, il mio vero capolavoro ..."

... husband ...

... married with silvia who inexplicably tolerates my periodic creative crises, spending hours and hours shooting, writing, tweeting ...

... sposato con silvia che tollera inspiegabilmente le mie periodiche crisi creative, trascorrendo ore e ore scattando, scrivendo, twittando ...

IMG_3134 Mi chiamo Vincenzo Antonio Pistorio, anche se da bambino mi hanno sempre chiamato con il diminuitivo Enzo e quindi tendo a presentarmi così! Data l’omonimia totale con un mio cugino di primo grado, in rete ho optato per una bella A., come John P. McEnroe, mio idolo del tennis; Michael J. Fox, indimenticabile Alex P. Keaton della serie TV “Family Ties” (in Italia “Casa Keaton“) e John F. Kennedy, indimenticato e rimpianto 35° Presidente degli Stati Uniti (così forse avete capito da quale parte batte il mio cuore politico).

In realtà per il barbiere di Mascalucia, paesino in collina alle porte di Catania dove ho vissuto infanzia, adolescenza e gioventù, mi chiamavo Giuseppe. Probabilmente mi confondeva con una altro giovanotto, mio coetaneo, vicino di casa e compagno di calcetto, che era suo cliente. Un po’ per pigrizia e un po’ per gioco mi sono sempre guardato dal correggerlo, specialmente quando chiedendo di me domandava a mio cugino “Come sta Giuseppe?“. La cosa buffa è che da quando la vita mi ha portato a Roma inspiegabilmente sono diventato Vittorio, probabilmente una sorta di crasi assonante tra nome e cognome. Sempre meglio di “Anzou“, come trovai scritto su un bigliettino nella casa della famiglia che mi ospitava a St. Albans,  nell’Hertfordshire, traslitterazione sui generis del mio nome attraverso l’apparato uditivo della mia ospitante.

Dalle varie descrizioni che social network e piattaforme online ci richiedono stressandoci, ecco un elenco, forse non esaustivo, di sostantivi che credo mi descrivano abbastanza:

IMG_3130Photographer & Traveller: come scrive l’amico californiano Dan Heller, “essere un fotografo ha a che vedere più con uno stile di vita che con un lavoro“. Amo molto la fotografia di viaggio perché amo terribilmente viaggiare, incontrare culture, parlare con la gente (adoro in particolar modo i barbieri e le storie che ti raccontano!). Alcune delle mie immagini si trovano sul mio sito www.vincenzopistorio.com, oltre che su molti social network, da Facebook a Pinterest, da Flickr a 500px, da Google+ a Instagram. Quando lavoro seriamente sul campo viaggio con una quantità ridicola di materiale fotografico, dalle fotocamere al treppiedi, passando per un numero spropositato di batterie come se mi trovassi al centro del Sahara e non potessi acquistare nulla.

Blogger & Writer: beh, se vi trovate su questa pagina … Forse da buon meridionale – scaramanticamente – dovrei evitare la definizione di scrittore. Tuttavia come si descriverebbe “chi scrive” un libro? Il mio primo libro (Tre Anni in volo sopra lo Stivale) è nato dalla voglia di conservare sulla cara, vecchia carta un bel po’ dei miei post nei primi tre anni di esistenza di questo spazio virtuale. Poi in realtà la cosa mi è piaciuta e ho realizzato altri tre libri fotografici, dove a parlare sono più le immagini che le parole. Nel febbraio 2015 ho pubblicato un saggio, #VEDRAIVEDRAI, sul rapporto fra media e politica al tempo di Matteo Renzi. Infine da qualche tempo lavoro al mio primo romanzo, sebbene le occasioni per avere la mente molto sgombra, lasciarsi trasportare dall’immaginazione e buttarsi a scrivere a capo fitto siano sempre molto rare. In compenso Su queste pagine troverete una breve sezione dedicata a racconti e storielle. Di queste ultime ne ho inventate – negli ultimi anni – a iosa, per ragioni che potete ben intuire. Nel novembre 2016 ho realizzato un sogno: il mio primo romanzo, La notte di San Lorenzo, dove narro le vicende di due coppie innamorate e affiatate che improvvisamente si trovano ad affrontare una tempesta che li mette a dura prova.

IMG_1440Father & Husband: Da nove anni sono papà (a tempo globale, perché non si smette mai di essere genitori!) di una bellissima bambina che adoro e che è il mio vero capolavoro! Sono molto orgoglioso di lei: è intelligente, curiosa, vivace, amorevole, anche se – come tutti i bambini – a volte è pesante, insopportabile ed egocentrica. E forse la parte più complicata di questa missione di genitore è sopravvivere proprio alle paturnie dei figli … Divido l’arduo compito di educare Elisa con Silvia, con la quale sono sposato dal 2006. Umbra, amante della Terronia, condivide con me la passione dei viaggi e dell’esplorazione. Se oggi scrivo su un blog è anche merito suo: quando dovevamo sposarci ci serviva uno spazio per comunicare velocemente con gli invitati sparsi qua e là nel mondo. Fu così che immaginammo un blog, nel quale raccontavamo i nostri preparativi e poi qualcosa del nostro viaggio di nozze in Sud America. Nonostante non abbia una pazienza proverbiale, tollera inspiegabilmente i miei più svariati disordini domestici, le mie croniche amnesie (per ciò che io ritengo poco importante) e le periodiche crisi creative che mi prendono e che mi assorbono completamente, facendomi trascorrere ore e ore davanti agli strumenti del mestiere a scattare, scrivere e pubblicare foto, articoli, pezzi e tweet.

IMG_9806Brother & Friend: penso che insieme con l’essere figlio (ma tutti gli abitanti della Terra lo sono, figli!) “fratello” è la relazione interpersonale che ho da più tempo! Essendo primogenito ho ovviamente vissuto da figlio unico i primi anni della mia vita, fino a quando, cinque anni dopo la mia nascita, nacque mia sorella. Tuttavia sono stato anche un figlio unico fortunato perché ben prima che nascesse quella di sangue ho avuto la fortuna di vivere porta a porta (non c’entra Bruno Vespa, ok?) con i miei pro-cugini fraterni, secondo il consolidato modello di famiglia allargata che noi meridionali abbiamo sperimentato nel tempo e che una volta era il vero welfare nazionale! Nel corso della vita ho avuto la fortuna di conoscere molte persone e molti buoni amici. Che tipo di amico sia non lo saprei certo dire e nemmeno è sicuramente compito mio. Ci sono amici con i quali ci conosciamo ormai da una vita, da quando a metà degli anni Settanta, per quei giochi del destino che a volte non riusciamo a comprendere a pieno, il palazzo dove sono nato e cresciuto si popolò di giovani famiglie. Per ironia della sorte adesso siamo quasi tutti emigranti, salvo due eccezioni, ma con la fortuna di poter rivederci spesso durante le feste comandate proprio nella stessa palazzina. Poi ci sono quelli che conosci come per una enorme botta di fortuna nel periodo più nero della tua vita. Può passare il tempo, puoi non vederti più così spesso come facevi da ragazzo, puoi persino parlare soltanto attraverso le chat o anche non sentirti più. Ma l’affetto rimane sempre. Ci sono quelli conosciuti indossando una divisa e con la quale abbiamo condiviso i quindici mesi più esilaranti che potessimo mai immaginare di vivere pur vestendo l’uniforme. E quando ci si rivede, adesso che tutti abbiamo figli (anzi figlie, probabilmente per un qualche esperimento – non mi spiego altrimenti – la Marina Militare Italiana ha fatto sì che producessimo soltanto delle bambine!) è sempre un piacere, quelle poche volte che ci si può incontrare lungo questo Stivale. Infine ci sono quelli (pochi e selezionati) che conosci in età matura, da adulto, da padre di famiglia. Ti confronti di politica, di scuola, di sport, di figli, di futuro.

Penso possa essere abbastanza: per chi conosce l’inglese, qui trovate qualche considerazione sul photographer!

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